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Bonus Mamme 2026: esonero contributivo, requisiti e come funziona in busta paga

Aggiornato Aprile 202630 minmedia

Cosa ti serve prima di iniziare

  • Codice fiscale personale e dei figli
  • Accesso al portale INPS con SPID, CIE o CNS
  • Busta paga recente per verificare i contributi trattenuti
  • Dati del datore di lavoro (codice fiscale aziendale)
  • Certificato di nascita o stato di famiglia aggiornato
Il Bonus Mamme 2026 è un esonero contributivo totale (100%) sulla quota di contributi previdenziali a carico della lavoratrice madre. Spetta alle donne con almeno due figli che hanno un contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. L'agevolazione si applica fino al compimento del decimo anno di età del figlio più giovane. Per le madri con tre o più figli, il beneficio si estende fino ai 18 anni del figlio minore. L'esonero non riguarda i contributi versati dal datore di lavoro, ma solo la quota a carico della dipendente, con un tetto massimo annuo stabilito dall'INPS. Non è necessario presentare una domanda separata all'INPS: è il datore di lavoro ad applicare l'esonero direttamente in busta paga, previa comunicazione della lavoratrice tramite autocertificazione. La misura è prorogata per il 2026 dalla Legge di Bilancio. Informazioni aggiornate ad aprile 2026. Le informazioni contenute in questa guida hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere di un consulente del lavoro o di un patronato.
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Verifica i requisiti di accesso al bonus

Prima di tutto, controlla di avere tutti i requisiti necessari. Devi essere una lavoratrice dipendente con contratto a tempo indeterminato, sia nel settore pubblico che privato. Devi avere almeno due figli: il figlio più giovane deve avere meno di 10 anni (o meno di 18 anni se hai tre o più figli). I figli devono essere a tuo carico fiscale. Non sono ammesse le lavoratrici con contratto a tempo determinato. Anche le lavoratrici part-time a tempo indeterminato hanno diritto al beneficio. Verifica la tua situazione consultando il tuo contratto di lavoro e il tuo Modello 730 o CU più recente, dove puoi controllare se i figli risultano a carico. Se hai dubbi, contatta il tuo patronato o consulta il sito INPS nella sezione dedicata alle agevolazioni per lavoratrici madri. Ricorda: l'esonero non si cumula con il congedo parentale fruito nello stesso mese.
⚠️ Errori comuni in questo passaggio
  • Credere di avere diritto al bonus con contratto a tempo determinato: la misura è riservata esclusivamente ai contratti a tempo indeterminato, anche part-time.
  • Non verificare l'età del figlio minore: se il figlio più giovane compie 10 anni durante l'anno, l'esonero si applica solo per i mesi precedenti al compleanno.
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Accedi al portale INPS e consulta la circolare ufficiale

Vai sul sito ufficiale INPS all'indirizzo www.inps.it. In alto a destra, clicca sul pulsante 'Accedi' e scegli il metodo di autenticazione: SPID (livello 2), CIE (Carta di Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Inserisci le tue credenziali e completa il login. Una volta dentro, utilizza la barra di ricerca in alto e digita 'Bonus Mamme 2026' oppure 'esonero contributivo lavoratrici madri'. Clicca sul risultato pertinente per accedere alla circolare INPS aggiornata che descrive le modalità operative, i limiti di importo e le istruzioni per i datori di lavoro. Leggi con attenzione la sezione 'Beneficiari' e la sezione 'Modalità di fruizione'. Annota il massimale annuo vigente per il 2026, che viene aggiornato ogni anno con la circolare INPS di inizio anno. Questa consultazione ti permette di capire esattamente a quanto ammonta il risparmio mensile in busta paga.
⚠️ Errori comuni in questo passaggio
  • Usare credenziali INPS vecchie (PIN INPS): dal 2021 il PIN è disattivato. Devi obbligatoriamente usare SPID, CIE o CNS.
  • Confondere il Bonus Mamme con l'Assegno Unico Universale: sono due misure distinte. L'Assegno Unico va richiesto separatamente tramite domanda INPS.
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Prepara e compila l'autocertificazione per il datore di lavoro

L'esonero contributivo non richiede una domanda formale all'INPS da parte della lavoratrice. Devi invece comunicare al tuo datore di lavoro (o all'ufficio paghe/HR) la tua intenzione di avvalerti del beneficio tramite una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, ovvero un'autocertificazione. In questo documento devi indicare: il tuo nome, cognome e codice fiscale; il codice fiscale e la data di nascita di ciascun figlio; la dichiarazione che i figli sono a tuo carico fiscale; la conferma che il figlio minore ha meno di 10 anni (o 18 anni se hai tre o più figli). Firma il documento e consegnalo all'ufficio risorse umane o all'amministrazione del personale. Puoi trovare fac-simile di questa autocertificazione sul sito del Ministero del Lavoro o chiederlo direttamente al tuo patronato. Conserva sempre una copia firmata del documento consegnato, con la ricevuta o la conferma di ricezione da parte del datore.
⚠️ Errori comuni in questo passaggio
  • Omettere il codice fiscale di uno dei figli: il datore di lavoro non può applicare l'esonero senza i dati completi di tutti i figli. Il documento verrebbe respinto.
  • Non aggiornare l'autocertificazione dopo la nascita di un nuovo figlio: se nasce un terzo figlio, devi presentare una nuova dichiarazione aggiornata per ottenere l'estensione fino ai 18 anni del minore.
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Controlla la corretta applicazione dell'esonero in busta paga

Dopo aver consegnato l'autocertificazione al datore di lavoro, verifica che l'esonero venga correttamente applicato a partire dalla busta paga del mese successivo. Apri la tua busta paga e individua la sezione 'Contributi a carico dipendente'. Prima dell'applicazione del bonus, troverai una voce come 'IVS dipendente' pari circa al 9,19% della retribuzione imponibile. Dopo l'applicazione, questa voce deve risultare pari a zero oppure ridotta all'importo residuo se la retribuzione supera il tetto massimo mensile previsto dall'INPS. Calcola la differenza tra la tua retribuzione netta precedente e quella attuale: dovrebbe corrispondere all'importo dei contributi precedentemente trattenuti. Se non vedi variazioni dopo due mesi dalla consegna dell'autocertificazione, contatta immediatamente l'ufficio paghe e chiedi conferma del codice di esonero applicato nel flusso Uniemens. Puoi anche verificare la tua posizione contributiva personale accedendo all'area riservata INPS.
⚠️ Errori comuni in questo passaggio
  • Non controllare la busta paga per i primi due mesi: errori di applicazione da parte dell'ufficio paghe sono frequenti. Prima li si individua, prima si può richiedere il conguaglio.
  • Confondere l'esonero con un aumento di stipendio: l'importo netto aumenta, ma la retribuzione lorda rimane invariata. Non influenza il calcolo del TFR né le ferie.
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Monitora la tua posizione INPS e verifica i limiti annui

L'esonero ha un massimale annuo stabilito dall'INPS. Questo significa che se la tua retribuzione mensile è elevata, l'esonero potrebbe non coprire l'intera quota contributiva, ma solo fino al tetto stabilito. Accedi all'area riservata del portale INPS con le tue credenziali. Dal menu principale, vai su 'Lavoro' e poi seleziona 'Estratto conto contributivo'. Qui puoi verificare mese per mese i contributi versati a tuo nome dal datore di lavoro. Controlla che i periodi di esonero siano correttamente registrati senza contributi a tuo carico. Effettua questa verifica almeno ogni tre mesi. Se riscontri discrepanze, segnalalo tempestivamente al datore di lavoro e, se necessario, presenta una segnalazione alla sede INPS di competenza tramite il servizio 'Sportello del cittadino' presente nell'area riservata. Tieni traccia di tutte le comunicazioni scritte per eventuali contestazioni future.
⚠️ Errori comuni in questo passaggio
  • Non controllare l'estratto conto INPS: gli errori nei flussi Uniemens del datore di lavoro possono creare lacune contributive che incidono sulla pensione futura. Meglio verificare subito.
  • Superare il massimale senza saperlo: se la retribuzione è alta, l'esonero copre solo una parte della contribuzione. Calcola preventivamente l'importo mensile del tetto per non avere sorprese.
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Richiedi assistenza al patronato o al consulente del lavoro in caso di problemi

Se incontri difficoltà nell'applicazione dell'esonero, nel rapporto con il datore di lavoro o nell'interpretazione delle circolari INPS, rivolgiti a un patronato gratuito (ACLI, INCA-CGIL, INAS-CISL, ITAL-UIL, CAF). Il servizio è completamente gratuito per i lavoratori dipendenti. Puoi prenotare un appuntamento direttamente online sul sito del patronato di tua scelta oppure recarti allo sportello fisico con i tuoi documenti. Porta con te: la busta paga degli ultimi tre mesi, la copia dell'autocertificazione consegnata al datore di lavoro, il codice fiscale tuo e dei figli. Il patronato può anche inviare comunicazioni formali al datore di lavoro e, in caso di contenzioso, assisterti nel ricorso all'INPS. In alternativa, puoi consultare un consulente del lavoro iscritto all'albo professionale per una valutazione più specifica della tua situazione contrattuale e retributiva.
⚠️ Errori comuni in questo passaggio
  • Aspettare troppo prima di chiedere aiuto: i diritti contributivi hanno termini di prescrizione. Se l'esonero non viene applicato, agisci entro pochi mesi per non perdere le somme spettanti.
  • Rivolgersi a servizi a pagamento non accreditati: i patronati riconosciuti dal Ministero del Lavoro offrono assistenza gratuita. Diffida di chi chiede compensi per questa pratica.

Domande frequenti

Il Bonus Mamme 2026 vale anche per le lavoratrici part-time?

Le lavoratrici con contratto part-time a tempo indeterminato hanno pieno diritto all'esonero contributivo. L'agevolazione si applica sulla quota contributiva calcolata sulla retribuzione effettivamente percepita, proporzionata alle ore lavorate. Non esistono soglie minime di ore settimanali per accedere al beneficio, purché il contratto sia a tempo indeterminato.

Quanto risparmio in busta paga con il Bonus Mamme 2026?

Il risparmio dipende dalla tua retribuzione. L'esonero azzera la quota contributi IVS a carico dipendente, che normalmente è pari al 9,19% della retribuzione imponibile, fino al massimale annuo stabilito dall'INPS per il 2026. Per una retribuzione mensile di 1.500 euro, il risparmio è di circa 138 euro al mese. Per retribuzioni più alte, il risparmio è limitato dal tetto INPS.

Il Bonus Mamme si cumula con l'Assegno Unico Universale?

Sì, le due misure sono completamente separate e cumulabili. L'Assegno Unico Universale è un contributo mensile per i figli a carico e va richiesto all'INPS tramite domanda dedicata. Il Bonus Mamme invece è un esonero sui contributi previdenziali della lavoratrice applicato direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Non si escludono a vicenda.

Cosa succede al bonus se vado in maternità o prendo il congedo parentale?

Durante il periodo di congedo di maternità obbligatoria e durante il congedo parentale, l'esonero contributivo non si applica per i mesi in cui si percepisce l'indennità INPS, poiché in quei periodi la lavoratrice non versa contributi ordinari. L'agevolazione riprende automaticamente al rientro al lavoro, senza necessità di presentare una nuova domanda al datore di lavoro.

Devo comunicare qualcosa all'INPS per ricevere il Bonus Mamme 2026?

Non è necessaria una domanda diretta all'INPS da parte della lavoratrice. È sufficiente consegnare l'autocertificazione al proprio datore di lavoro, che provvede ad applicare l'esonero nel cedolino paga e a comunicarlo all'INPS tramite il flusso mensile Uniemens. L'INPS riceve i dati direttamente dal datore di lavoro, che è il soggetto formalmente responsabile dell'applicazione.

Il Bonus Mamme influisce sul calcolo della pensione futura?

L'esonero contributivo non penalizza la pensione futura della lavoratrice. Ai fini previdenziali, il periodo coperto dall'agevolazione viene comunque considerato come se i contributi fossero stati integralmente versati. La contribuzione figurativa garantisce la piena copertura del periodo. Il datore di lavoro continua a versare la propria quota di contributi senza riduzioni.

Il Bonus Mamme spetta anche alle dipendenti pubbliche?

Sì, l'esonero contributivo si applica sia alle lavoratrici del settore privato sia a quelle del settore pubblico con contratto a tempo indeterminato. Le dipendenti della pubblica amministrazione devono seguire la stessa procedura: consegnare l'autocertificazione all'ufficio del personale del proprio ente, che applicherà l'esonero nel cedolino e comunicherà i dati all'INPS tramite i flussi ordinari.

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Le informazioni contenute in questa guida hanno scopo orientativo e informativo. Verifica sempre i dati aggiornati sui siti ufficiali delle amministrazioni competenti. GuidaPA.com non fornisce consulenza fiscale, legale o professionale.